Scritti

Home > Varie > Scritti

2014. Hello little friend.

Il 22 dicembre 2014 se n’è andato Joe Cocker. Quando un artista scompare, l’attenzione di tutti si rivolge su di lui, anche nei casi in cui prima non veniva considerato molto. Ed è giusto così, ognuno ha il suo momento per scoprire musicisti e cantanti, l’arte è meravigliosa anche perché trasmette emozioni anche dopo la morte. Noi abbiamo scoperto Joe Cocker quando eravamo ragazzi, con le sue interpretazioni mozzafiato nella colonna sonora di “Ufficiale e gentiluomo”, ma soprattutto quando uscì “9 settimane e mezzo” e Cocker si litigava con “l’allievo” Zucchero i primi posti delle classifiche. Ma anche con la
sigla di “Blue Jeans”, una serie TV (titolo originale “The wonder years”) che passò sugli schermi senza lasciare particolari segni ma che riproponeva nella sigla il brano con cui Joe Cocker colpì dritto al cuore il pubblico di Woodstock (e me)… Era un brano dei Beatles, “With a little help from my friends”, altro motivo per cui l’arte è meravigliosa: una stessa opera può offrire emozioni nuove ogni volta. Da allora ho aggiunto un nuovo comandamento: ogni tanto riguardare il film di Woodstock. Joe Cocker e la sua interpretazione di “With a
little help from my friends” furono importanti anche nella carriera di un altro grandissimo new bluesman, John Belushi, e lo portarono da Chicago a New York a inscenare una parodia dalla comicità irresistibile. Il 18 settembre 2010, in occasione dell’uscita dell’album “Hard Knocks” il Tg3 trasmise un’intervista in cui Joe Cocker raccontava di aver scoperto il Blues da ragazzo ascoltando i lati B dei 45 giri di Chuck Berry e Little Richard e confessava che gli sarebbe tanto piaciuto incidere un album di blues. «Sei matto? Vuoi vendere solo 5000 copie?» Era la risposta dei discografici. Ora quel disco non si potrà mai più fare. Hello little friend.

Joe Cocker

2013. Impressionanti Inti Illimani.

Horacio Salinas è uscito dal gruppo, ma non esiste nessun romanzo intitolato così. Giovedì 12 settembre (40 anni e un giorno dopo il golpe di Pinochet) gli Inti Illimani si sono esibiti alla Festa dell’Unità di Bologna, e tra gli appartenenti alla formazione storica che ha mosso i primi passi nel lontano 1967 erano presenti solo i fratelli Jorge e Marcelo Coulon. Ciononostante l’evento è stato assolutamente all’altezza di tutte le aspettative (naturalmente secondo il mio modesto parere), musicali, emotive, e anche di quelli che desideravano ascoltare “El pueblo unido jamás será vencido” (correva voce che ultimamente evitassero questa canzone). L’uscita di Horacio Salinas è stata un trauma per me, però esiste ancora uno stile Inti Illimani, nel tempo amplia ulteriormente i suoi orizzonti, acquisisce il contributo artistico di musicisti giovani e perfeziona gli ingredienti magici che sono stati alla base di una vicenda artistica entrata nella Storia: uno studio scrupolosissimo del repertorio tradizionale sudamericano (dalla Terra del Fuoco fino al Messico), interpretazioni da togliere il fiato della produzione della Nueva Cancion Chilena, uno stile chitarristico strepitoso, composizioni (soprattutto strumentali) grondanti di vissuto, sentimento, poesia, brani realizzati a partire da testi di grandi poeti sudamericani, una strumentazione ideata come se fossimo in presenza di una banda andina errante, niente pianoforte, percussioni indossate a tracolla, flauti tradizionali di mille tipi ai quali man mano si sono aggiunti violino, sassofono, clarinetto, flauto traverso, nessun suono elettronico. Impressionante è stata la bellezza di tutte le voci, gli spostamenti sul palco con i musicisti che si scambiavano in continuazione gli strumenti di tutti i tipi, la velocità delle mani sulle corde di charangos e mandolini, veder eseguire “El aparecido” con le corde delle sole chitarre mentre avrei giurato che ci fossero charangos a profusione, l’armonia nell’assortimento dei diciannove brani in scaletta, praticamente tutti eseguiti a velocità leggermente più sostenuta del solito, per far ballare il pubblico. Sempre impressionante, ma in negativo, è stato vedere delle chitarre di plastica (trasparenti!!!) e sentir gracchiare il suono sordo di un parallelepipedo di legno, sarà perché microfonato male, suonato male (infatti Juan Flores che era in serata di grazia l’ha suonato decentemente), o perché fatto di un legnaccio indegno (che fosse di plastica anche quello?), mentre sul palco c’erano tre bellissime congas e altri tamburoni andini che sono stati usati molto meno… Ho ricostruito la scaletta per chi non c’era ma avrebbe voluto esserci: La fiesta de la Tirana (tradizionale), Lo que mas quiero (un classico della nueva cancion chilena, di Violeta Parra), Señora Chichera (tradizionale peruviano), Qapac chunchu (tradizionale peruviano), La petenera (tradizionale messicano), Tu no te irás (musica di Daniel Cantillana, testo del grande poeta Rafael Alberti), Tinku (tradizionale), Exiliada del sur (ancora la nueva cancion chilena, ancora Violeta Parra, ancora pelle d’oca ad ascoltare e cantare), A la caza del Ñandú (uno strumentale composto da Manuel Meriño e dedicato allo scrittore Francisco Coloane), Malagueña (famoso tradizionale messicano, citato da Andrea Mingardi per offendere la sua “Cara Uga”), Allá viene un corazón (tradizionale venezuelano, introduzione di Juan Flores impressionante), Buonanotte Fiorellino (di De Gregori), Tarantella, Canna Austina (entrambe di Roberto De Simone, “ha fatto un lungo viaggio nella tradizione, lui dice che in Italia col passar degli anni la musica peggiora e non si va più avanti, rinnegato! Sei un rinnegato! Non ti conosciamo più!”) Arriba quemando el sol (ancora Violeta Parra), El aparecido (la nueva cancion chilena di Victor Jara), El pueblo unido jamás será vencido (Sergio Ortega e i Quylapayun), Samba lando (di José Seves, Horacio Salinas, Patricio Manns), Sobre tu playa (di Daniel Cantillana e Manuel Meriño), La fiesta de San Benito (tradizionale peruviano). Infine i musicisti: Jorge Coulon, Marcelo Coulon, Daniel Cantillana, Manuel Meriño, Efrén Viera, Christian Gonzáles (voce da Inti Illimani perfetta ma anche con venature a volte vagamente neomelodiche ma anche voce da tenore, potente e con grande estensione vocale, una sorpresa dopo che nel 2003 l’avevo sentito un po’ fuori fase), Juan Flores, César Jara.

Inti Illimani live Bologna 12 settembre 2013

2006. Decido di partecipare a Coopforwords, prendo quest’impresa con molta serietà, lavoro mesi e mesi, raccolgo documentazioni parecchio scrupolose, giornali, libri, ore ed ore di registrazioni televisive di trasmissioni di approfondimento, telegiornali, documentari, parto da idee ben precise poi mi trovo a scontrarmi con le regole del concorso e comincio a tagliare… tagliare… tagliare… ma non basta mai, per quanti tagli io continui ad operare sul mio testo la lunghezza supera comunque quella massima consentita. Ancora qualche taglio, poi la gara comincia e finisce in un nulla di fatto. Per chi fosse interessato, ecco il link alla pagina del mio testo.