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Le foreste sono luoghi in cui l’azione dell’Uomo è limitata ed in cui crescono dense estensioni di alberi, arbusti, organismi vegetali di svariate specie che ospitano e convivono con altrettanto svariate forme di vita. Le foreste costituiscono un’importante fonte di legname, ma abbattere gli alberi di una foresta può danneggiare il delicato e prezioso equilibrio ambientale che essa custodisce.

In una foresta sono presenti tantissime forme di vita diverse, come animali, vegetali, funghi, ecc. di tantissime specie diverse. Questa varietà si chiama biodiversità ed è un parametro molto importante che viene attentamente studiato e seguito. La biodiversità aumenta nelle aree tropicali ed equatoriali mentre diminuisce al crescere della latitudine. Le foreste tropicali ed equatoriali custodiscono patrimoni di biodiversità di inestimabile valore. Molte specie che vivono in questi luoghi sono ancora sconosciute agli studiosi e si trovano in aree dall’estensione molto limitata.

Le foreste fissano grandi quantità di carbonio che viene utilizzato per formare il legno del tronco degli alberi e tutti i tessuti vegetali. Le foreste rappresentano una fonte di legname, che viene usato per ricavarne semilavorati di legno o legna da ardere e carbonella. Ma esse ricoprono un’importanza fondamentale anche per numerosi altri motivi: proteggono il suolo dall’evaporazione dell’acqua, dall’erosione e lo arricchiscono di sostanze nutritive, costituiscono habitat fondamentali per un numero enorme di specie, al loro interno trovano dimora una grande varietà di organismi che, contrariamente a quello che siamo portati a pensare, sono di fondamentale importanza ed interagiscono in maniera utile con le attività umane, in particolare gli insetti impollinatori e gli animali acquatici.

Il ruolo degli insetti impollinatori è importantissimo in quanto senza di essi la produzione di frutta ed ortaggi sarebbe quasi impossibile. Inoltre le foreste con il loro patrimonio di biodiversità contrastano la diffusione di specie invasive e di pandemie.

Maranhão (Brasile). Fotografia di Ibamagov da Flickr scattata nel luglio 2016.
La distruzione di enormi distese di foreste prende il nome di deforestazione, secondo il Global Forest Resources Assessment ogni anno (ogni anno compreso nel periodo 2015-2025) vengono deforestati 109000 km2 di foreste. I motivi che portano a questo sono molti: produzione e vendita di legname (spesso illegale), ricerca di nuovi terreni da coltivare (spesso da destinare a produzioni non alimentari o a produzioni di mangimi animali), ricerca di nuovi pascoli per l’allevamento estensivo, sfruttamento di giacimenti minerari e petroliferi, espansione delle aree urbane e creazione di nuovi insediamenti. Molti ritengono (ed io sono tra questi) che sia necessario fermare il processo di deforestazione in atto e tutelare un adeguato numero di aree protette in tutti i luoghi del mondo, nonché gestire in maniera sostenibile le risorse forestali. Tra gli obiettivi che i rappresentanti delle nazioni si sono posti nella famosa Agenda 2030 al punto 15 è stato incluso l'”Utilizzo sostenibile della Terra” che comprende, tra le altre cose, anche “gestire le foreste in modo sostenibile”. Il testo dell’obiettivo 15 è il seguente: “Proteggere, ristabilire e promuovere l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, bloccare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità”.




Il taglio degli alberi è consentito solo se è stata concessa l’autorizzazione dalle autorità competenti e nelle aree naturali protette (riserve, parchi naturali, ecc.) vigono regole molto severe per preservare la vegetazione locale. Inoltre all’interno delle Nazioni Unite è stata stipulata una convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) che pone dei limiti e dei divieti di raccolta e commercio di molte essenze legnose ottenute da piante appartenenti a specie in pericolo di estinzione. Le specie protette sono state suddivise in tre categorie (dette appendici):
Appendice I: Livello massimo di protezione, è proibito il commercio, è proibito l’uso (se non in casi eccezionali).
Appendice II: Livello medio di protezione, le specie sono tenute sotto controllo, il commercio è consentito solo previa autorizzazione.
Appendice III: Restrizioni particolari imposte da determinate nazioni.

Doussié (anche noto come apa, pachilobia, lingue). Le specie del genere afzelia sono tutte collocate in Appendice II (specie tenute sotto controllo, commercio consentito solo previa autorizzazione). Lo stato di conservazione è VU (vulnerable-vulnerabile) per afzelia pachyloba, afzelia bipindensis, afzelia africana. Considerando la difficoltà di tutelare queste specie e la continua diminuzione degli habitat ritengo che sarebbe saggio non acquistare questa essenza. Foto di Philipp Zinger da wikisource.

Afrormosia (pericopsis elata) è collocata in Appendice II (specie tenute sotto controllo, commercio consentito solo previa autorizzazione). Lo stato di conservazione è EN (endangered- in pericolo).
Considerando la difficoltà di tutelare queste specie e la continua diminuzione degli habitat ritengo che sarebbe saggio non acquistare questa essenza. Foto di Lamerie da flickr.

Padouk è un’essenza ricavata da alberi di varie specie appartenenti al genere pterocarpus. Tutte le specie africane sono collocate in Appendice II (specie tenute sotto controllo, commercio consentito solo previa autorizzazione). Lo stato di conservazione è LC (least concern-minima preoccupazione) per pterocarpus tinctorius e pterocarpus osun. Considerando la difficoltà di tutelare queste specie e la continua diminuzione degli habitat ritengo che sarebbe saggio non acquistare questa essenza. Foto di Philipp Zinger da wikisource.

Palissandro Rio è un’essenza ricavata da alberi di dalbergia nigra (collocata in Appendice I) e dalbergia spruceana (collocata in Appendice II). Lo stato di conservazione è VU (vulnerable-vulnerabile). Considerando la difficoltà di tutelare queste specie e la continua diminuzione degli habitat ritengo che sarebbe saggio non acquistare questa essenza. Foto di Philipp Zinger da wikisource.

Mogano americano si ricava da: swietenia mahagoni (NT cioè near threatened-quasi minacciata), collocata in Appendice II; swietenia humilis (EN cioè endangered-in pericolo), collocata in Appendice II, ecc. Considerando la difficoltà di tutelare queste specie e la continua diminuzione degli habitat ritengo che sarebbe saggio non acquistare questa essenza. Fotografia scattata a Sasso Marconi il 25 dicembre 2024.
mogano africano (khaya), iroko, mutenye (guibourtia), mopane, aningré, teak
Le specie di alberi presenti nelle foreste tropicali ed equatoriali sono ancora tantissime e gli scienziati stanno provando a classificarle tutte ed a tenerle sotto costante monitoraggio, ma il compito è molto complesso. A valle di questo processo vi è il costante aggiornamento delle appendici CITES, con la comprensibile difficoltà di trovare accordi tra i governanti delle nazioni che hanno sottoscritto questa convenzione. Quindi a volte capita che vengano aggiunte specie nella lista rossa della IUCN ma che queste ancora non siano inserite nelle appendici CITES. Per fare un esempio, il mogano può essere ricavato, oltre che da alberi del genere swietenia e khaya, anche da altri, come entandrophragma angolense, chloroxylon faho, ecc. Identificare con precisione a quale specie appartiene un determinato albero non è semplice, e si può correre il rischio di confondere un albero raro con uno comune. Una volta abbattuto l’albero e rimosse le foglie l’identificazione è ancora più complessa. Per questo motivo, e per non incentivare il processo di abbattimento delle foreste tropicali ed equatoriali, preferisco utilizzare solamente legnami locali di specie diffuse e non a rischio.
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Gestione sostenibile delle risorse forestali: LDeforestazione; Isola di Pasqua un esempio di crisi ambientale; Silvicoltura.
Bibliografia:
E. O. Wilson – Metà della Terra. Salvare il futuro della vita – Codice 2016
Maurizio Casiraghi – Sempre più soli. Il pianeta alle soglie della sesta estinzione – Il Mulino 2023
T. Urso, P. Piva, A. Crivellaro – Legni africani chiari commercializzati in Italia: denominazioni commerciali e identificazione della specie legnosa –
Atti del II Congresso Internazionale di Selvicoltura. Progettare il futuro per il settore forestale, Firenze, 26-29 novembre 2014. Firenze: Accademia Italiana di Scienze Forestali.
F. Fardin, T. Urso (Relatore) – Problematiche nel mercato italiano del legno tropicale: il caso della denominazione dei legni scuri africani – Tesi di Laurea Magistrale in Scienze Forestali e Ambientali – Anno Accademico 2014-2015.
C. Vancutsem, F. Achard, J.-F. Pekel, G. Vieilledent, S. Carboni, D. Simonetti, J. Gallego, L.E.O.C. Aragão, R. Nasi – Long-term (1990-2019) monitoring of forest cover changes in the humid tropics – Science Advances 2021. Questa pubblicazione descrive la realizzazione del progetto “Tropical Forest Monitoring” e del set di dati raccolti annualmente.
FAO. 2025. Global Forest Resources Assessment 2025. Rome. https://doi.org/10.4060/cd6709en
S. Wallace, C. Fagan, fotografie di C. Hamilton James – In fuga dal mondo moderno. Nell’Amazzonia brasiliana e peruviana vivono le ultime tribù al mondo che non hanno contatti con la società moderna. Ma il loro territorio si restringe sempre di più a causa del disboscamento e dello sfruttamento della foresta pluviale – National Geographic, ottobre 2018.
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica/Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica Piano Nazionale di Ripristino della Natura – 2025.
Altre fonti:
Guerra all’Amazzonia, un reportage di Marcello Brecciaroli. Da Presa Diretta dell’8/02/2021.
Angelo Ferrari – Legno africano illegale venduto in Europa come “sostenibile”. Un’inchiesta.
Matteo Fraschini Koffi – Il legno del palissandro più pregiato viene rubato all’Africa. Reportage.
Chaco – Un documentario di Daniele Incalcaterra (2018)
Flavio Natale – Piantare mille miliardi di alberi: si può fare? E sarebbe risolutivo?
Giacomo Talignani – Teak a rischio, a caccia di alternative sostenibili per i superyacht
